PUNTO DI NON RITORNO Spoiler capitolo 4

-A me lo sembra-, commentò a bassa voce ma vedendo che il vampiro lo ignorava gli sfiorò una spalla per attirarne l’attenzione: era il caso di alzare il finestrino se non volevano che la cacciatrice congelasse.

Il vampiro sbandò.

-Stai ancora ascoltando nell’altra auto!- lo accusò Matt guadagnandosi uno sguardo assassino, che gli fece gelare il sangue.

Ma del resto quella situazione non doveva essere semplice per il vampiro, pensò il biondo, come si sarebbe sentito lui se, dopo essere stato lasciato da Elena, Bonnie si fosse dimenticata di conoscerlo? E per di più Damon non aveva altri “amici” oltre a loro e tutti sapevano che per lui Bonnie era molto importante…

PUNTO DI NON RITORNO Spoiler capitolo 3

“Bonnie,” Meredith richiamò la sua attenzione avvicinandosi piano, dandole un pretesto per sottrarsi momentaneamente allo sguardo triste del vampiro,”ricordi quando lo Spirito della Gelosia si è servito di un tuo incantesimo per arrivare a noi? Lo ricordi?”, sollevata annuì speranzosa, “Bene! Ricordi che incantesimo stavi facendo e perché? Era importante vero, Bonnie? Ricordi come ti ha presa?”, a quelle domande il suo entusiasmo si spense. Meredith aveva ragione, era importante, questo lo ricordava, molto importante …
Solo allora si rese conto che aveva davvero molti buchi di memoria, troppi … Perché?

PUNTO DI NON RITORNO Spoiler capitolo 2

Ma da quanto non parlava con lei? Dalla loro battaglia contro Ethan, quel pazzo che voleva resuscitare Klaus durante l’equinozio.
Eppure era da molto prima che lei era lontana distante … già da quando avevano sconfitto il Fantasma della Gelosia.
In quel momento non ci aveva badato … probabilmente era imbarazzata per aver ammesso di essere stata gelosa di lui ed Elena … e dopo invece lui era impegnato a comportarsi bene ed, allo stesso tempo, a far capitolare il suo Ang… Elena.
E aveva trascurato così tanto il suo Uccellino che in quel momento, mentre entrava stretta al suo biondo –ed ovviamente insulso al suo confronto, aggiunse tra sé e sé – ragazzo, sembrava un’estranea?
Non si era mai preoccupato di doverle dare attenzione, lei era semplicemente presente … era lei a cercarlo, a preoccuparsi per lui, a preoccuparsi che i sentimenti di Elena per suo fratello lo potessero ferire –un lampo squarciò il sereno cielo serale- , a chiamarlo nel momento del bisogno …

Prossimamente …

Il diario del vampiro

Prologo

-Non avresti dovuto sfidarci.-

-Non è questo il punto!!!-, quasi un ringhio.

-Questo è il punto di tutto … E comunque tu non avresti dovuto nemmeno pensare di toccare uno dei nostri … Hai fatto un errore. –

-Io mi beo dei miei errori.-

-Ed è per questo tuo errore, per questo peccato di lussuria che ora siamo qui, che ora mi chiedi aiuto.-

-Non potevo sapere cosa sarebbe accaduto, Michele.-

-E non puoi permetterti di avere un figlio, un figlio simile a te, vero?-

-Mi biasimi, Michele? Tu più di tutti dovresti sapere quanto è pericoloso questo figlio. E sono certo che anche voi vorrete liberarvi di lui.-

-Non lo uccideremo in fasce! Gli daremo la possibilità di scegliere, lo faremo diventare umano.-

-E lascerete gli umani nelle sue mani?-

-Ne sembri quasi compiaciuto … Ma no, lo porteremo sulla terra appena nato e lo lasceremo ad una donna pia.-

-Mi deludi Michele, lo lascerete solo?-

-Affatto, con lui viaggerà il suo fratellastro. Prima della tua violenza, nostra sorella portava in grembo un bambino, dovrebbe nascere insieme a tuo figlio, ma Raffaele ne ritarderà la nascita per mandarlo sulla terra dopo qualche anno, appunto come fratello minore di tuo figlio. Sarà lui ad aiutarlo.-

-Aiutarlo a fare cosa? Sperate che diventi buono? È MIO figlio.-

-Noi non condanniamo nessuno a priori, dovresti saperlo.-

-Già voi avete bisogno non che indugi, ma che sguazzi nel peccato per condannare.-

-È stato stabilito! Torno al capezzale di nostra sorella.-

-Michele non è “nostra” ma tua sorella.-

 

Più di vent’anni dopo …

-Avete fallito, Michele!!!!-

-Non è stata certo colpa nostra! Quella tua creatura, l’ha tentato, l’ha sedotto … Abbiamo perso anche suo fratello.-

-Non mi interessa nulla di suo fratello!!! Doveva MORIRE!!! Ho acconsentito a mandarlo sulla terra sapendo che sarebbe morto e divenuto un insulso spirito mortale, senza poteri … questo cambia tutto!!!-

-Rimedieremo, Gabriele ci ha detto come fare … Ma dovremo aspettare cinquecento anni.-

-L’importante è che muoia!!!-

-Tra cinquecento anni …-

-Allora a presto Michele, tra cinquecento anni.-

– A presto Lucifero.-

Punto di non ritorno

Prologo
La vita ha proprio uno strano senso dell’umorismo.
(Dylan Dog)

 

Mi sono chiesta innumerevoli volte come potesse essere possibile.
Ho cercato davvero di capirlo, perché è questo il ruolo di una migliore amica no? Non so se anche Meredith ci abbia mai provato a capire … di certo lei non aveva il mio stesso interesse …
Ma per quanto mi sforzassi non sono mai riuscita a comprendere a pieno Elena, non che la biasimassi, ma amare due persone contemporaneamente? Non riuscire a scegliere tra Damon e Stefan?
Non avrei mai pensato d’innamorarmi anch’io di due persone, era fuori dai miei progetti, fuori da ogni possibile disegno, o intenzione, o … assurda previsione!
È assurdo, come è possibile?
Elena per lo meno ama due persone profondamente diverse, due persone che rappresentano ad ogni modo aspetti differenti della sua personalità …
Ma io?
Come posso amare due … loro sono …
Lui …
In realtà non dovrei nemmeno scegliere. Il destino mi ha precluso questa alternativa: posso amare solo il ragazzo che tra meno di mezz’ora varcherà la porta di questa biblioteca perché l’altro … mi è stato strappato via, o forse sono stata io a essere portata via. Anche se in realtà io ero già scappata via da lui …
Non posso sopportare questo strazio, il mio cuore è diviso e questo mi impedisce di amare uno  dei due senza provare rimorso, tristezza, vergogna per l’altra parte di me, quella che continua ad amare Damon anche se so che probabilmente non tornerò mai più a casa, e che, se anche dovessi riuscirci, lui continuerebbe ad amare Elena. Ma non posso smettere d’amarlo per questi motivi, no? Io … voglio amare uno dei due a prescindere dall’essere ricambiata o meno, e dal luogo e dal tempo in cui vivo.
Continuo a rifletterci e a cercare un modo, ma il mio cuore è lacerato … una parte di me vuole tornare a casa e lasciarsi coccolare da quello sguardo nero, duro ma preoccupato, e lasciarsi trattare come una bambina tra le sue braccia, ma poter essere lì con lui!
D’altra parte potrei andarmene e abbandonare l’altro? Che mi cerca, che mi  corteggia, che mi lusinga, che mi sostiene, e che mi ama?
Sì, mi ama, me lo ha confessato ieri, ha detto che cercherà un modo, che vuole rimanere accanto a me per sempre, che anche se sarebbe uno scandalo lui mi sposerà. Me lo ha detto guardandomi col suo sguardo di velluto nero, dello stesso colore degli angoli più remoti dell’universo, emozionato e speranzoso, ed innamorato. Di me.
-Scusate se vi ho fatto aspettare.-, mi sorprende con la sua voce melodiosa.
-Sapete che non dovreste essere qui, non sta bene che una giovane donna e un giovane uomo passino tanto tempo insieme, da soli, in una stanza, anche se è una biblioteca.-
-Suvvia! Queste cose ve le ho insegnate io … perché poteste ambientarvi. Cosa avreste detto a tutti gli altri? Che venite da un luogo scevro di buone maniere, in cui la moda prevede che esponiate il vostro corpo agli occhi altrui?-mi chiede ironico ricordandomi il nostro primo incontro, durante il quale indossavo i miei pantaloncini di jeans e un top giallo. Il suo sguardo era non solo sbalordito, ma anche incuriosito e molto, molto malizioso.
-Vi prego Francesco!-, sbuffo e mi allontano svelta, quando si avvicina e prende ad accarezzare uno dei miei riccioli,-Devo già tanto a vostro padre per avermi accolta in casa vostra senza alcun nome.-
-Perché ultimamente siete così fredda con me, Bonnie?-, si avvicina ancora e mi prende il volto, io velocemente scappo dal calore del suo corpo, mentre  lui scoppia a ridere.
-Dove vorreste scappare con quei passi da uccellino?-, questo mi ricorda Damon e per un attimo m’intristisco, prima che lui mi raggiunga ancora,-È perché vi ho detto che vi amo?-
-Anche. Voi … io credo alle vostre parole Francesco, ma sapete che non potrete mai sposarmi, non senza inventarvi di sana pianta una mia presunta famiglia, non senza ingannare vostro padre, e io non voglio.-
-State parlando come mio fratello. Ma lui è ancora un bambino: non conosce l’amore ed è preoccupato solo di compiacere nostro padre; voi invece conoscete l’amore, lo leggo nei vostri occhi, e quando sarò riuscito a scacciare chiunque altro abbia preso dimora nel vostro cuore e a farvi innamorare di me, sarete mia, per sempre!- le sue parole sono appassionate come lo sguardo nei suoi occhi.
-Francesco.- il mio voleva essere un rimprovero ma è parsa persino a me una supplica.
-Perché mi chiamate così? Sapete che solo mio padre usa il mio secondo nome, dice che si addice di più ad una famiglia come la nostra. Eppure è stata mia madre a scegliere il mio nome … A quanto pare pensava che questo nome sarebbe stato perfetto per me. E poi amo sentir pronunciare il mio nome da voi.-
-Andate via Francesco, vi prego-, gli chiedo.
-Non m’interessa essere un conte, io vi amo.-, dice baciandomi la mano prima di uscire dalla biblioteca.
Questo sarebbe un altro problema … se io riuscissi a scegliere, se io rinunciassi a Damon, non potrei comunque avere una semplice e felice vita qui: io sono una straniera senza origini e lui è il primogenito, l’erede di un conte.
Il conte fiorentino Giuseppe Salvatore …
Lui è Damon Francesco Salvatore, ha solo diciannove anni, siamo nel rinascimento italiano e lui mi ama.

link al capitolo —>Punto di non ritorno

[Titolo provvisorio] Quinta stagione(ok fa schifo cm titolo, ma è stata un’ispirazione improvvisa)

The  Vampire Diaries

 

Non avevano spiccicato parola da quando erano stati rinchiusi in quella specie di cantina.
Se solo fosse servito a qualcosa avrebbe detto a quella piccola, saccente ed ipercritica, strega tutto ciò che pensava.
Ma in effetti almeno l’avrebbe fatto sentire decisamente meglio!
-Devo farti i complimenti, Strega! Non so come ma sei riuscita a scegliere di nuovo il ragazzo sbagliato! Complimenti! Sei persino più brava di me.-
-Damon, per favore…-
-Cosa?-
-Smettila.-
-E perché mai, Bonnie? Avresti dovuto ascoltarmi, lo dicevo che era strano quel tipo.-
-E io ti dicevo di non aprire la cripta per far uscire Katherine, che poi … ops, non c’era! Ma tu non mi hai dato retta!-, gli ricordò lei senza nemmeno guardarlo, continuando a dargli le spalle appoggiata ad una colonna in legno.
-Mi sembra il momento adatto per rivangare la morte di tua nonna? Non credi Streghetta?-, sbuffò.
-Hai iniziato tu, mi pare.-, disse lei scivolando lungo la colonna fino a lasciarsi cadere seduta sul pavimento lercio e freddo.
Dopo qualche minuto di silenzio Damon la sentì sospirare, stanca.
In effetti erano lì da quasi venti ore, senza cibo né acqua e Bonnie non aveva avuto molto tempo per dormire negli ultimi giorni.
Doveva essere stanca morta.
Persino lui era stanco! Ed era un vampiro.
-Sei stanca ed affamata …-, la sua non era una domanda ma la ragazza si sentì in dovere di rispondergli.
-Sì … -, soffiò e Damon si sorprese di sentirla così fragile.
Quella situazione era strana. Lui e la strega non erano amici, non erano … niente. Compagni di squadra al massimo, e quando gli andava bene. E lui sapeva che stava male, ma cosa poteva fare? Ci fosse stata Caroline al suo posto sarebbe stato semplice, persino con Meredith avrebbe potuto essere una situazione meno imbarazzante. Ma con Bonnie?
Lei lo odiava e lui … beh lui amava renderle la vita difficile, in tempi di pace. Adorava mostrarle continuamente come la sua moralità troppo rigida fosse inadeguata per quel mondo in cui linea tra bene e male non era mai netta.
E lei di rimando rispondeva con la sua forza, la sua grinta, la sua purezza.
Damon l’ammirava per questo.
Certo sapeva che in realtà lei era come tutte le ragazze della sua età: fragile come lo era stata caroline, generosa come Elena … ma saperlo era diverso dal vederlo, dal viverlo.
L’aveva anche sentita, un anno e mezzo prima, crollare fuori dalla casa di Klaus mentre lui era legato alla mercé delle torture di Rebekah, e Stefan gli aveva raccontato di averla trovata in pessime condizioni quando aveva perso i poteri, all’indomani della trasformazione di Elena .
Ma nulla era riuscito a cancellare dalla sua mente l’immagine della Bonnie forte e fiera che gli friggeva il cervello o che lottava contro Klaus, decidendo di rischiare di morire per la sua migliore amica.
La Bonnie che invece vedeva adesso alla fioca luce di una candela alla vaniglia era una persona che non conosceva e che in un certo senso lo spaventavo.
Stanca, spossata, e … sconfitta.
C’era qualcosa che poteva sconfiggere davvero Bonnie Bennett? Se lo era chiesto spesso.
Ora aveva la risposta.
Ironia della sorte era la stessa cosa che sconfiggeva lui, ogni maledetta volta.
-L’amore.-, non si rese nemmeno conto di averlo detto a voce bassa.
Vide lentamente Bonnie girarsi verso di lui.
-Hai detto qualcosa?-, doveva stare davvero male se non aveva capito le sue parole, se non era stata attenta a quello che aveva detto, se aveva abbassato la guardia.
-C’è una poltrona davanti a te-, le fece notare certo che nel quasi totale buio la strega non lo avesse notato.
-Lo so … Ma preferisco rimanere qui. Il freddo mi tiene vigile.-, gli rispose.
-Dovresti dormire.-, le consigliò cauto.
-No, non voglio mi prenda di sorpresa.-, confidò con la voce che tremava, e lui non seppe se per la paura, la tristezza o l’umiliazione.
-Dormi … veglierò io su di te.-
-Io…- rispose indecisa.
-Ti do la mia parola.-, lentamente la vide alzarsi e raggiungere a tentoni la poltrona.
-Grazie.-, sussurrò.
-Di nulla. Ora dormi.-, le disse.
C’erano tante cose che voleva sapere, tante che lei gli doveva spiegare, ma avrebbe aspettato per ora, si disse mentre lei cadeva velocemente nelle braccia di Morfeo.

Famiglia

Damon in realtà non sapeva nemmeno dove si trovasse di preciso … da qualche parte in Virginia, presupponeva.

Beh questo è quello che succede quando invece di prestare attenzione alle strade e ai cartelli, si è concentrati solo sul seguire il proprio fratellino a cui si è giurato eterno odio.

Fratellino che in questo momento stava semplicemente sporcando di sangue un futuro morbido collo di lapin.

In effetti era ora di cena anche per lui, ma nei paragi non sembrava esserci nessuna preda appetibile.

Affinò i sensi, sperando di cogliere nelle vicinanze il ritmico ticchettio dei tacchi di qualche bella ragazza, non voleva certo dare troppo respiro al suo fratellino.

Amava la sensazione di farlo sentire a disagio, di essergli col fiato sul collo. Era esilarante sapere che bastava un ululato di un lupo per spaventare quel pappamolla col suo stesso sangue.

Certo non proprio lo STESSO sangue. Nelle sue vene fredde ce n’erano litri di belle fanciulle, giovani, baldanzose, in quelle di S.Stefano  c’erano quello di poveri animaletti innocenti.

Mentre le sue prede innocenti lo erano state solo pochi anni prima, ma ormai nei loro ultimi sorrisi, lascivi, l’innocenza era una qualità che non sembrava avessero mai posseduto, anche le vergini erano una specie in via d’estinzione!

Purtroppo nessun ticchettio ritmico aveva attirato il suo udito quella sera … Doveva rassegnarsi ad una magra e poco divertente cena a base di ubriaconi o senzatetto, se non voleva dare nell’occhio e contemporaneamente infastidire Stefan.

Aveva già adocchiato la sua facile, ma disgustosa, preda quando sentì un acutissimo urlo.

Sembrava qualcuno stesse urlando accanto a lui, ma guardandosi intorno si rese conto che non c’era proprio nessuno. Affinò l’udito per esserne certo.

In lontananza un marmocchio piangeva disperato.

Non era certo affar suo, anche lui aveva un’etica! Non prosciugava mai chi non aveva già passato la pubertà. Sangue troppo giovane, poco speziato, troppo liquido … Non come quello di una vergine nel fiore degli anni.

A quel pensiero gli venne l’acquolina.

Quelle urla, quei pianti però si stavano facendo più insistenti. Lo infastidivano.

Decise di vedere quale fosse il marmocchio che aveva deciso di dargli il tormento.

Si trovò davanti ad una casa al limitare di un bosco.

Una strana energia sembrava avvolgere il luogo, come una potente aura, ma rarefatta, incompleta, immatura.

Da lì provenivano i pianti.

Un uomo e una donna stavano urlando e prestando attenzione poté sentire la conversazione.

La donna aveva deciso di andarsene almeno temporaneamente, era stufa stava dicendo al marito che cercava di convincerla a rimanere, di farlo almeno per le figlie, che piangevano disperate.

Ah, era una bimbetta a tormentarlo, pensò Damon. Naturalmente una futura donna! Il suo istinto non sbagliava mai.

La donna stava urlando che non voleva quella vita, che era stufa, che era stato uno sbaglio rimanere incinta a  soli 17 anni, che lo era stato anche sposarlo, e avere due anni dopo l’altra bambina –quella che ora strillava come un ossesso capì Damon-, una bambina che sembrava posseduta dal demonio, terrorizzata da mostri invisibili, che a soli tre anni parlava di eventi macabri, come se stesse recitando in un film horror.

Ma di che parlava? Damon era disgustato … persino lui non poteva sopportare tanta crudeltà.

La donna era ormai uscita sbattendo la porta, mentre il povero marito cercava di calmare la bambina le cui urla continuavano ad aumentare.

Quella pessima madre era una bella ragazza sui ventuno anni. Appena la vide girare intorno alla casa per arrivare in garage Damon decise che aveva trovato la sua preda.

Ed in un attimo la vita della donna era spezzata, finita, mentre il suo sangue straordinariamente dolce andava ad inebriare il vampiro.

Un paio di minuti e Damon percepì il marito della donna uscire di casa ed avvicinarsi, si nascose nel buio, osservando la scena.

L’uomo si bloccò alla vista del corpo senza vita della moglie e singhiozzando la raggiunse in un baleno, accarezzandole e baciandole il volto.

Damon era perplesso.

La donna se ne stava andando e lui la piangeva come se fosse stata la migliore delle mogli.

ASSURDO!

-Perché tu non conosci il significato di famiglia. Il prendersi cura l’uno dell’altro. L’amore.- Doveva essere profondamente concentrato nei suoi pensieri per non aver sentito arrivare il suo fratellino.

-Per favore! Intendi dire che tu capisci più di me tutto questo? È solo perché sei un debole!-, Stefan sorpirò in risposta.

-Guarda lì, Damon.-, gli disse poi guardando verso la casa, dove sulla porta lasciata aperta una delle bambine cercava di calmare l’altra, quella più piccola, che continuava a piangere.

Fu un attimo: il piccolo fagottino che lo aveva tormentato con le sue urla scappò alle braccia della sorella maggiore, e Damon si ritrovò a bloccarla, prendendola in braccio, un attimo prima che si precipitasse verso suo padre, e vedesse il cadavere della madre.

Il vampiro si ritrovò a una spanna dal suo volto due occhietti enormi per quel piccolo viso a cuore, circondato da riccioletti rossi, che lo guardavano incantati, attoniti. Il ritratto della tranquillità, come se non avesse pianto ininterrottamente nell’ultima mezz’ora.  Mentre un sorriso nasceva sulle labbra gelide che le avevano portato via la madre.

-Papà, papà! Bonnie è scappata!!!-

Damon sentì la voce  dell’altra bambina avvicinarsi, insieme ai passi veloci dell’uomo che provenivano dal verso opposto.

Decise in un attimo.

Si voltò a guardare suo fratello, rimasto attonito dopo il suo salvataggio.

“Ti dimostrerò che hai torto, come sempre.”, gli inviò questo pensiero.

Appena l’uomo arrivò lo soggiogò.

-Sono Damon ho solo 15 anni anche se ne dimostro qualcuno in più, ho perso i genitori e tu e tua moglie mi avete preso con voi, mi sono trasferito in casa tua due settimane fa e d’ora in poi vivrò con te e le tue bambine, facendo loro da fratello maggiore.-

Fece poi credere anche alla bambina più grande quella storia.

Quando poi stava per soggiogare anche il fagottino ancora stretto tra le sue braccia si fermò un attimo ad osservare quella bambina. Era così candida.

Lei lo guardò seria, poi gli gettò le braccia al collo e baciò la sua guancia.

Damon sorrise, decidendo, visto che era ancora piccola, di non soggiogarla. Non sapendo che non ne sarebbe comunque stato in grado.

“Vedrai, sarò un perfetto fratellone per queste bambine … Sono capace di capire cosa sia una famiglia.”

 

-Questo non è esattamente quello che dovrebbe fare un fratello maggiore, non credi?-

Diceva mentre riduceva lo spazio tra lui e la sua sorellina.

 Bonnie era così dolce, ed innocente, e pura, e profumata, e … calda.

E SUA.

Stava accarezzando il suo collo mentre ispirava a fondo … sapeva già che per questo sarebbe stato presto invaso dal profumo intossicante di fragola e vaniglia.

-Smettila di scherzare, Damon!-, sorrideva imbarazzata lei, mentre si sedeva sul letto, che era dietro di lei.

-Volevi il mio lettore mp3, no?-, dicendo questo si allungò, dandogli le spalle, fino all’altro capo del letto, dove sul comodino c’era l’apparecchio che lui le aveva chiesto.

Nella manovra le sue sottili gambe prima, e i suoi piccoli piedi poi, strusciarono sul jeans scuro del fratello, che allungò la mano a sfiorare quella pelle nivea.

A quel tocco lei si voltò verso di lui, supina sul grande letto.

-Non dovresti andare in giro vestita così.-, disse notando il suo mini shorts di jeans e il top celeste che indossava e lasciava intravedere il reggiseno di pizzo bianco.

Lei sbuffò, ancora imbarazzata.

-Sono in casa, non mi vede nessuno, solo voi.-

Lui continuava a guardarla serio.

-E Matt, il mio ragazzo, no?-

-Direi che è più che abbastanza. È decisamente troppo.-disse poggiando un ginocchio tra le gambe della ragazza, guardandola con occhi maliziosi.

Lei si puntellò sui gomiti e lo guardò curiosa.

-Damon cosa …?-

Un attimo dopo le sue labbra erano troppo occupate a rispondere al bacio gelido del ragazzo.

Dio quanto lo voleva.

Lui si staccò, mentre lei tonava a poggiarsi completamente sul letto, le braccia abbandonate lungo i fianchi.

-Non posso resisterti, Bonnie.-

Iniziò ad accarezzarle le gambe, salendo sempre più su, lentamente,  per tutta la lunghezza, lasciata completamente scoperta dal quel misero straccetto di jeans.

Quelle non erano semplici carezze … quelle erano … machi di possesso, infatti quando fu arrivato alle cosce le strinse, deciso.

Bonnie ansimava mentre lui si abbassò a posare dei lievi baci sulla pancia, lasciata scoperta dal suo abbigliamento estivo.

-Damon … che …-

-Shhhhhh, Uccellino … Sei MIA!- disse prima che Bonnie sentisse la stretta sulle cosce aumentare e la sua lingua sfiorare la pelle delicata dall’addome, fino all’ombelico.

-Mi lascerai dei segni …-, disse riferendosi alla stretta sulle cosce.

-Così dovrai coprirli.-, sollevò il volto per sorriderle furbo, mentre faceva uscire il bottoncino dello shorts dall’asola.

-Damon, no … noi…-

-Invece sì.-la zittì passando a sollevare il top, per poi decidere di strapparglielo.

Sembrava volerla divorare completamente. Il suo sguardo era serio, determinato.

Prese le mani di lei e le portò al primo bottone della sua camicia nera.

-Lo so che mi vuoi quanto ti voglio io … mostramelo!-

Le mani di Bonnie dapprima tremarono, ma appena riuscì ad aprire il primo bottone divennero più veloci, per poi diventare frenetiche mentre lui la baciava, esplorando il sapore della sua bocca e facendole sentire il proprio sulla lingua, e si sbarazzava definitivamente dei suoi indumenti, rimanendo solo in boxer.

-Damon …- sussurrò lei mentre il ragazzo scendeva a baciarle il collo e il petto con una foga tale da lasciarle i segni. Sentiva le sue labbra suggere la pelle sensibile della generosa scollatura lasciata scoperta dal reggiseno.

-Damon, Matt si accorgerà …-, gli occhi di lui fiammeggiarono mentre sollevava lo sguardo a guardarla.

-Lui non esisterà più per te … Non voglio più vederlo.-, era furioso e per dimostrarle le diede un leggero morso sul seno, attraverso il pizzo, che aveva quasi lo stesso colore della sua pelle.

Le scappò un gridolino, per lo stupore, e fu felice di essere rimasta a casa sola con lui.

Lo vide sorridere prima di scendere a baciarle ancora l’addome, fino ad arrivare ai pantaloncini che finalmente le sfilò, rivelando un perizoma di pizzo bianco, in coordinato al reggiseno.

-Da … quando … usi … questo … tipo … di … biancheria … sorellina?-, le disse mentre dopo averle lambito l’ombelico scendeva a baciarle il ventre, fino al bordo del pizzo.

Bonnie sospirò pesantemente.

-Da quando per me non sei più un fratello.-, articolò a stento tra un sospiro e l’altro.

Il ragazzo risalì, assaporando ogni centimetro del suo addome con la lingua, fino al reggiseno, che sollevò per poterle accarezzare il seno.

-Te lo ricomprerò … te lo giuro.- disse prima di strappare anche questo come aveva fatto col top, sfiorandole i capezzoli già turgidi per l’eccitazione, per poi lambirli e vezzeggiarli con le labbra.

-Damon … – quasi urlò lei per poi graffiargli la schiena, e ritrovarsi un attimo dopo con la bocca nuovamente occupata da quella lingua che la stava facendo impazzire, e che lei, istintivamente, succhiò, facendo mugolare lui, che continuava ad accarezzare i suoi seni.

Quando si staccarono per riprendere fiato. Lui si sollevò di qualche centimetro, già troppi per lei che affondò la mano nei suoi capelli corvini per riattirarlo a sé.

-No,no.- le sorrise malizioso, prendendole le mani e portandogliele sulla teste, schiacciandole al materasso con una sola mano, mentre l’altra scendeva fino ad accarezzare il suo basso ventre attraverso il pizzo.

Si allungò poi  fino al suo orecchio, schiacciandola ancora di più e permettendole di avvertire chiaramente la sua erezione.

-Stai tranquilla, non essere impaziente.-

Mentre lei rimaneva docile in quella posizione, si alzò, godendosi la scena del suo abbandono totale a lui e  si liberò anche dell’ultimo indumento che aveva indosso.

La ragazza aveva il volto quasi più rosso dei capelli, mentre lo osservava.

Damon poggiò di nuovo un ginocchio tra le gambe di lei, e baciando ogni millimetro scoperto di quella pelle delicata arrivò fino alla sua bocca, che invase nuovamente, appropriandosi del suo respiro, mentre afferrandole le mani la tirava su, in piedi.

Una volta in piedi la sentì aggrapparsi alle sue spalle, e sorrise sulle sue labbra mentre la stringeva più a se.

-Oddio!-, ansimò lei  quando poté avere di nuovo un po’ di fiato.

-Dimmi che è la prima volta, dimmelo!-

-E se non lo fosse?-, provò a sfidare quello che mai più di allora sembrava un diavolo tentatore.

-Non sfidarmi Bonnie.-, sussurrò abbassandosi sul suo seno e suggendo un capezzolo con tale impeto da farle quasi male.

-Dimmi che non c’è mai stato nessun altro prima di me … che sei solo MIA!-, disse mentre lentamente le sfilava il perizoma accarezzandole lembi di pelle che finora nessuno aveva mai sfiorato e facendola sospirare di piacere , ancora e ancora.

Lei lo baciò, famelica, quasi più di lui.

-Solo TUA.-, disse mentre lui la faceva ricadere sul letto e si sdraiava su di lei.

La baciò ancora prima di entrare dentro di lei, prima di renderla una donna a tutti gli effetti.

Lentamente il ragazzo iniziò a muoversi, appena il muscoli più intimi di lei si furono abituati alla sua presenza, poi sempre più velocemente finché entrambi furono colti dal più intenso dei piaceri.

 

Damon si svegliò improvvisamente.

Cosa diamine era stato quello?

Si era addormentato su una poltrona del salotto, improvvisamente, mentre sorseggiava del Bourbon.

Ma i vampiri non si addormentano così. E non si risvegliano palesemente eccitati dopo un sogno erotico.

Per i vampiri la cosa più eccitante è uccidere, è il sangue … Almeno così aveva creduto per secoli in cui il sesso per lui non era stato altro che lo strumento per ammaliare le sue prede.

Era confuso.

Sul tavolino accanto a lui il bicchiere che aveva in mano prima di addormentarsi.

Una risata cristallina attirò la sua attenzione.

Bonnie era di fronte al lui, indosso lo stesso short, lo stesso top, con lo stesso reggiseno di pizzo che s’intravedeva.

Scalza.

Il bottoncino dello shorts semi aperto, grazie al quale s’intravedeva un centimetro di pizzo bianco, e il top un po’ sollevato, a mostrare qualche altro centimetro di pelle.

I capelli raccolti in uno scignon disordinato erano bagnati, doveva aver fatto da poco la doccia, perché il suo profumo di vaniglia e fragole era più forte che mai.

Damon strinse i braccioli della poltrona cercando di non disintegrarli.

Quella bambina che l’aveva conquistato quasi vent’anni prima coi suoi grandi occhioni cioccolato e il visino a cuore, lo stava torturando da qualche mese. Precisamente da quando aveva scoperto che non gli era affatto indifferente.

Damon si era maledetto un’infinità di volte!

Come aveva potuto scegliere per dare una lezione di umiltà a suo fratello la famiglia dell’ultima strega celtica?

Anche se in realtà era stata proprio lei ad attirarlo col suo pianto.

Quella strega peraltro aveva preso una cotta enorme per lui, cotta più che corrisposta.

Già perché Damon era completamente succube di quella ragazza, e dei suoi desideri. Sin da bambina lei era riuscita a conquistarlo e ad ottenere da lui qualsiasi cosa.

Ed era cresciuta ricevendo da Damon tutto, compresa la verità sulla sua natura di non morto e il suo affetto incondizionato.

Affetto che però era mutato da quando la bambina timida ed un po’ impacciata era divenuta una donna affascinante e sensuale.

Per la prima volta dopo anni, secoli, dopo Katherine, Damon si era ritrovato a desiderare una ragazza, e non per il suo sangue.

Ironico che quando avesse deciso di mettere da parte i suoi desideri se ne presentava uno a dir poco impossibile da placare. Eppure ci stava provando, davvero. E ci sarebbe anche riuscito se la sua piccola, personale tortura non avesse scoperto solo qualche mese prima di quella sua debolezza, grazie ai suoi, finalmente palesi, poteri da strega.

Damon odiava questa situazione, mentre Stefan e la sua ragazza Elena, una copia slavata di quello che era stata Katherine, sembravano trovare la cosa talmente esilarante da aiutare la piccola strega a dargli il tormento.

Bonnie era andata in camera sua. Lasciandogli solo la scia del suo profumo, dolce ed afrodisiaco, e una evidente eccitazione.

-Bonnie!-, tuonò arrabbiato, sperando di convincerla a desistere.

Lei voleva essere sua, voleva diventare la sua compagna per l’eternità,a  costo di lasciarsi trasformare … Diceva che lo amava, ma Damon lo sapeva, nessuno poteva amarlo.

Voleva donargli tutta se stessa, cuore, anima, corpo … verginità.

Passarono parecchi minuti ma lei non rispose.

Il vampiro si alzo raggiungendola in camera.

Spalancò la porta, trovandola in reggiseno.

-Che stai facendo?-, le chiese frustrato, mentre la sua eccitazione aumentava.

-Mi stavo cambiando il top … è completamente bagnato.-

-Non mi riferisco a questo … non solo … che mi hai fatto?-

-Non so a cosa ti riferisci, fratellone.-, disse enfatizzando l’ultima parola.

-Bonnie sul serio, cosa hai intenzione di fare?-

-Ora come ora? Asciugare i capelli … Ti andrebbe di aiutarmi?-

-Bonnie …-, tentò di protestare, ma lei lo guardò implorante costringendolo ad accettare.

“Dannata Strega!!”

Bonnie si sedette su letto e passò il phon al ragazzo, che iniziò ad aiutarla.

-Bonnie devi smetterla.-, iniziò quando i capelli della ragazza erano quasi completamente asciutti, e il suo corpo sembrava non essere più in balia dell’eccitazione.

-Non so a cosa tu ti riferisca…-

-Bonnie che hai fatto? Mi hai drogato? Mi hai fatto un incantesimo? Devi smetterla di voler decidere quello che io dovrei volere.-, affermò lui posando il phon, pronto per uscire da quella stanza.

-Ma ti prego!-, sussurrò ironica lei, lui si bloccò.

-Cosa intendi?-

-Non ti è dispiaciuto affatto, l’ho visto.-

-Bonnie …-

-Hai ragione ti ho fatto un incantesimo … l’ho fatto ad entrambi … ti ho fatto vivere un mio sogno … ma che fosse in fondo condiviso anche da te.- disse avvicinandosi a lui, lasciandolo sorpreso,-Damon, ricordi il sogno?-, gli chiese prima di sfiorare le sue labbra con le proprie.

Damon fece un passo in dietro allontanandosi.

-Bonnie, no!-le disse risoluto.

Un attimo e negli occhi cioccolato della ragazza si poteva leggere solo dolore e vergogna.

“Si sente rifiutata!”, pensò Damon tra sé e sé, maledicendosi, mentre la vedeva scappare da quella stanza.

-Bonnie …- la chiamò seguendola.

-Sia che ti dico? Non mi vuoi? D’accordo!Troverò qualcun altro!!!-, gli urlò addosso.

-Che cazzo stai dicendo?-, le prese il braccio, ora era davvero incazzato.

-Pensi davvero che continuerò ad umiliarmi così per molto, ah fratellino?-, disse sputando l’ultima parola come fosse un insulto.

Damon restò in silenzio.

-Sai quante volte Matt mi ha chiesto di fare sesso con lui? Sai quante volte ho bloccato le sue carezze prima che divenissero qualcos’altro? È per questo che mi ha lasciato!!! -, urlò e in risposta Damon emise un verso molto simile ad un ringhio, stringendola a sé.

-Puoi essere geloso tutte le volte che vuoi, ma mi stai rifiutando …-, disse triste poi continuò maliziosa strofinandosi addosso a lui, -tra qualche mese partirò per il college.-, disse sfiorando ancora le sue labbra.

-Bonnie …-, sussurrò lui, come sfiancato, privo di forze, mentre si allontanava, ancora. Doveva combattere contro gli attacchi della rossa e i suoi stessi desideri … e lui non era mai stato bravo a combattere contro il suo egoismo.

Ma non poteva correre rischi con lei, anche se avrebbe voluto strapparle i vestiti da dosso e farla sua in modi che lei non poteva nemmeno immaginare.

“Anche se con i sogni è brava” dovette ammettere di nuovo eccitato al ricordo, leccandosi le labbra su cui poteva sentire un fantasma del sapore di quelle di lei.

-Ricordi? Tu hai convinto papà a mandarmi lontano … Per liberarti di me…-

-Non è per questo, Bonnie, e lo sai …- , provò.

-È proprio per questo … vuoi che io ti lasci in pace, no? Che smetta di provocarti … Vuoi che io incontri uno sciocco ragazzino, a cui voglio ancora meno bene di quanto ne volevo a Matt, e gli regali la mia virtù … è così che la chiamavate voi, vero?-

-Bonnie …-, voleva rimproverarla, ma,  non sapeva nemmeno lui il perché, quella sembrava più una supplica.

-Vuoi davvero che perda la verginità con qualcuno che non mi ami? Magari ubriaca dopo una festa?-

-Tu non bevi, Streghetta…-

-Adesso. Ma potrei iniziare, e per di più non reggo l’alcol … Potrei rimanere incastrata in una relazione malata, con qualcuno che non amo … qualcuno che potrebbe farmi del male…-

-Non ti toccherà nessuno, te lo giuro!-, urlò arrabbiato mentre la stringeva tra il suo corpo e il muro.

-Non puoi controllarmi per sempre e non puoi pretendere che io non cerchi di guarire il mio cuore infranto.-

Lui la guardò interrogativo.

-Oppure potrei non sopportare la tua lontananza … Cosa potrei mai fare senza di te?-

-Uccellino cosa stai cercando di dirmi?- le chiese accarezzandole il volto.

-Che ti amo?-, gli disse in un sussurro imbarazzato, ma senza distogliere lo sguardo dal suo, il capo leggermente piegato, gli occhi lucidi …

Era persino più irresistibile dell’immagine di lei nuda, pronta per lui.

E Damon non resistette.

La baciò in modo tenero e dolce, spiazzando la ragazza che pochi secondi dopo gli gettò le braccia al collo.

Quel gesto, quel sapore, quel profumo, la consapevolezza del corpo caldo e minuto di lei premuto contro il suo freddo e longilineo … quel bacio tenero divenne molto di più.

Damon sentì i canini allungarsi e scese, strofinandoli su quella pelle lattea, lungo il mento, fino al collo per poi fermarsi sulla scollatura del top, facendola impazzire.

Tornò poi a baciarle le  labbra, ormai intossicato dal loro sapore, perdendo totalmente la ragione e, lasciandosi ancora una volta, come aveva sempre fatto in tutti quei secoli, guidare dai suoi desideri, rese il sogno che aveva vissuto pochi minuti prima una realtà.

 

Bonnie aprì gli occhi lentamente.

I raggi del sole filtravano attraverso le pesanti tende di velluto, fino al suo volto, impedendole di mettere bene a fuoco ciò che aveva intorno.

Richiuse subito gli occhi, per proteggerli da quella luce. E si voltò a dare le spalle all’enorme porta-finestra.

Schiuse di nuovo appena n po’ gli occhi e sorrise.

Damon dormiva, beato, e completamente nudo, accanto a lei.

Si alzò lentamente dal loro talamo ancora tiepido per non svegliarlo. I vampiri non hanno bisogno di dormire troppo, ma Damon si era DECISAMENTE stancato quella notte, sorrise maliziosa.

Oddio! Stava diventando peggio di lui!

Una ninfomane! Ecco cos’era!

Si diresse nel bagno e azionò il getto della doccia, sperando che non lo svegliasse.

Speranza inutile.

Un attimo dopo sentì il corpo nudo di Damon aderire alla sua schiena, mentre prendeva la spugna e la passava sul suo ventre, sul suo seno.

-Damon…-, mugolò eccitata.

-Shhhh, Uccellino … Non siamo dei ninfomani no?-, aveva risposto con voce bassa.

E si erano limitati a fare la doccia.

Bonnie, finalmente vestita, aveva raggiunto Damon in cucina, che aveva appena finito di a prepararle la colazione, e si era seduta avanti alla tavola imbandita.

Il vampiro la guardava mangiare con gusto.

-Smettila.-, gli chiese lei e poi spiegò guardando la sua espressione confusa, Di fissarmi mentre mangio.-, finì con le guancie a fuoco.

Era carina quando s’imbarazzava, pensò lui, mentre abbassava lo sguardo sulla sua mano sinistra.

Un paio di minuti e Bonnie gli chiese cosa avesse.

-Guardavo questa.-, disse sollevando la mano e mostrando la sottile fede d’oro.

Questa volta fu la strega a guardare confusa suo marito.

-Guardala … ieri ho commesso l’atto più egoista della mia intera esistenza … il peccato più grande ed imperdonabile …- disse riferendosi al giorno prima, il giorno delle loro nozze.

-Damon credevo ci fossimo già passati. Ti amo. Non posso amare nessun’altro.-

-Questo non rende meno grave il mio gesto … –

-Questa,-, disse indicando il cerchietto d’oro al suo anulare,-è la tua condanna. E anche la mia. Ti ho trascinata nel buio.-

-Mi sembra che due anni fa sia stata io a sedurti, signor Salvatore, ricordi quel sogno?-, sorrise maliziosa lei per stemperare la situazione. Conosceva troppo bene quello che da poche ore era suo marito: non aveva alcuna intenzione di lasciare che ricominciasse con la storia della sua purezza macchiata e della dannazione.

Aveva dovuto combatte abbastanza negli ultimi due anni!

Lui le sorrise grato notando immediatamente la manovra.

-Beh poteva andarmi peggio …-, scherzò – Immagini se mi fossi innamorato, invece che di te, anche io della brutta copia di Katherine? Se si fosse ripetuta la storia … con … Elena.-, concluse con disgusto simulando un brivido d’orrore che fece ridere la rossa.

-E allora io mi sarei innamorata lo stesso di te, ma tu non mi avresti mai ricambiato, costringendomi a ripiegare su uno scialbo biondino, per di più licantropo … il tuo esatto opposto solo per dimenticarti.-

-Non te lo avrei permesso!-, s’indignò il vampiro.

-Mai?-

-Mai. Ti avrei amata comunque Uccellino.-